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Intervistato da Davide Manglavite |
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| Cominciamo da una domanda impegnativa, dato che quelle
facili non le si addicono: Pinketts, secondo Lei nel film gli autori
lasciano intravvedere un messaggio di speranza per i "ggiovani"? |
Senz'altro, grazie alla straordinaria icona dell'Orsacchiotto Baciotto e alla sua continua caccia di femmine destinata a concludersi con un clamoroso dietro-front. |
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Lei ha preso parte in veste di guest-star al film: cosa ha provato rivedendosi sul grande schermo?
| Una sorta di eccitazione
sessuale. Come direbbe Lara Cardella, non solo volevo i pantaloni, ma ce
li avevo gonfi. |
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Nel film conta di più la presenza di una buona cifra tecnica o la mancanza delle cifre sulle camicie dei protagonisti?
| La mancanza di pudore sulle mutande dei protagonisti, una cifra stilistica molto apprezzabile. |
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Quale tra i personaggi ha colpito maggiormente il suo immaginario individuale?
| Baby Arduini, nella straordinaria interpretazione di Romualdo Grande, perchè viene giustiziato dai protagonisti dopo aver filosofeggiato da Santo Bevitore in Via Bagnera. Un buco nell'acqua. |
| Manglavite e di Grazia avranno un futuro che non sia
quello di comparse nel remake di "Ritorno al futuro"? | Parafrasando un libro di sapore autobiografico pubblicato nel 1982 a firma Vittorio Gassman, direi che i due hanno un grande avvenire dietro le palle. |
| Ritiene che il critico Rospo Cinghio abbia
correttamente analizzato le tematiche proposte dal film nella
video-critica proiettata come hors d'oeuvre? | Rospo Cinghio è un Ghezzi che oltre a sputare sentenze ha il coraggio di sputare il rospo, estroiettandosi dalla propria dialettica fumosa e fumogena. |
| In conclusione, dia una definizione sintetica de
"L'ultimo dei caimani". | Un puttan-tour sui luoghi comuni ed extracomunitari di una generazione di smidollati. |