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Sì, ho lavorato più di una volta con Giorgio di Grazia e Davide Manglavite, due autori che ammiro sin da quando li
ho visti la prima volta in un piccolo cinema nella periferia di Los Angeles.
Credo che il film s'intitolasse Espettorare è un po' morire e parlava di una coppia d'improbabili poliziotti
intenti a raccogliere deiezioni canine a seguito dello sciopero dei netturbini. Che pellicola ragazzi! che tempi comici!
Il film era ambientato in una città italiana, Milano e... ehi... anche i miei genitori sono originari
di Milano e così mi sono detto: "accidenti, questi ragazzi hanno le mie stesse radici!".
Il loro talento è davvero smisurato. Devo tutto alla loro capacità di raccontare per immagini.
Ne parlavo proprio ieri con Harvey Keitel, spiegandogli come girare una certa scena nelle Iene:
gli ho mostrato l'espressione tesa di Giorgio nel ruolo dell'Espettore e gli ho detto d'indurirsi a quel modo...
Anche Harvey ha dovuto riconoscere che il genio di quell'italiano è sconfinato. La fissità inespressiva di Manglavite
in più di un'occasione ha ispirato Tim Roth nel confezionare il suo personaggio di poliziotto infiltrato.
Chris Penn deve buona parte del suo simpatico gaglioffo delle Iene proprio al talento comico di
di Grazia, esilarante nel portare la gonna.
Rimarrete inchiodati alla poltrona: se siete religiosi direi
addirittura crocifissi, se siete enigmisti, cruciverbati.
Espettorare è un po' morire: un thriller avvincente, superbiamente
girato, empio di andirivieni narrativi con deambulazioni mistiche vorticosamente anarcoidi. Un tocco di surrealismo nell'
anacoluto e nelle adenoidi.
Solo una palola: glande!
Espettorare è un po' morire: Travolgente opera prima di due giovani geni
(X e Y) dello spettacolo. Nel loro film c'è tutto: sesso, passione, impotenza, misticismo,
raucedine, rabdomanti, vittime e carnefici. Yuppiiiiii!!! Du.
L'ultimo dei caimani: Un testamento spirituale
per il nuovo millennio.
Quello che avremmo voluto sentirci dire da Paolo Mereghetti
a proposito di Espettorare è un po’ morire:
“Abili friggitori d’aria, di Grazia e Manglavite (che per la prima volta mettono in pratica i precetti
estetici della Trash-O-Matik: macchina da presa a mano, luci naturali, nessuna simulazione)
sono riusciti ad incantare folle di critici timorosi di restare indietro rispetto alle loro provocazioni.
Il metodo di Grazia e Manglavite (anche sceneggiatori e direttori della fotografia) è: ghigno e
lacrimuccia e follia fasulla.”
Purtroppo il draconiano giudizio del Mosè del cinema ha onorato Lars Von Trier: sarà
per la prossima volta. Noi, intanto, continuiamo a sperare.
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