21 Marzo 1999: una data non casuale. Al di là
dell'oceano si consuma lo scontato rito dell'assegnazione dell'Oscar
. A due passi dal Domm,
presso le sale del Livin' Colors sito in via della Ferrera 8 a Milano
, ha
luogo il battesimo della nouvelle vague
oscurista. La filosofia
degli autori di Espettorare è un po' morire è quella
sintetizzata nel breve pensiero di Douglas Coupland nel celeberrimo romanzo
Generazione X:
"Oscurismo
: L'abitudine di scandire i momenti della vita quotidiana con riferimenti
oscuri per chiunque (per esempio film dimenticati, divi della televisione
scomparsi da tempo, nazioni scomparse, ecc.) come mezzo subliminale per sfoggiare la propria
erudizione e al tempo stesso il proprio desiderio di distacco dalla
cultura di massa ".
In gioco non ci sono solo i destini artistici della coppia
di Grazia-Manglavite ma anche quelli di un'intera generazione di cineasti,
uomini che con pochi mezzi e molte idee, affrontano le major con la forza prepotente delle proprie convinzioni. Una
folla incuriosita gremisce la sala rumoreggiando impaziente. Dopo quaranta
minuti accademici di ritardo imposti dalla produzione per accrescere il
desiderio (fino alla fase di plateau), quando già il
pubblico in armi (improprie) decide di non assistere impotente a quella
che si configura come una vera e propria truffa, Davide Manglavite cerca
di rabbonire l'uditorio e sedare i primi inevitabili tumulti con una breve
presentazione della pellicola. Giorgio di Grazia, appostato in cabina di
proiezione, premendo il tasto play del
videoregistratore, attende fremente le prime reazioni del pubblico che non
tardano a manifestarsi.
Pochi attimi ed è subito risata. La tensione
degli autori svanisce e cresce quella del pubblico, rapito dalla tensione
narrativa per giunta ottenuta dai registi senza l'impiego di
tensioattivi.
Si capisce subito che l'epilogo sarà un trionfo di
proporzioni bibliche. Allo scorrere dei titoli di coda, applausi a scena
aperta in un tripudio di hurrah, strette di mano e pacche sulle spalle,
già gravate dalla diuturna presenza di un gravoso fardello
artistico.
Colpo di scena. di Grazia scende tra il pubblico con l'Oscar
appena ricevuto da sua madre: trattasi di una riproduzione in similoro
plastificato della vera statuetta.
L'ospite d'onore, lo scrittore Andrea G. Pinketts, viene interpellato nel dibattito che segue da
Manglavite che lo interroga sul valore artistico dell'opera.
"E' la più
grande puttanata che io abbia mai visto" esclama l'uomo, "E' un film
girato male e recitato peggio ma, essendo proprio questo l'intento degli
autori, hanno certamente colto nel segno".
Il pubblico mostra di gradire il
giudizio dello scrittore. Qualcuno vuole sapere la consistenza del budget:
"Circa duecentomilalire" risponde uno dei registi. La platea, interdetta,
reagisce con un "Ohhhhh" di candido stupore.
La serata si
conclude tra birre (molte) e bombe superalcoliche (poche) mentre due
enormi senegalesi accigliati riportano l'ordine tra le folle gaudenti
sovvertendo l'ordine naturale dei rapporti uomo-donna.
La gente,
congedandosi dagli autori, già presaghi di un'imminente crisi d'astinenza,
domanda loro quando una prossima opera vedrà la luce: "Presto, molto
presto" rispondono serafici. "Fate pure con comodo" sentenzia una voce dal
fondo.
"Mi piacciono le persone che hanno lo scilinguagnolo" fa eco
seccamente uno dei registi.
Il focolaio di rissa viene sedato dai due
senegalesi glabri che con un solo rutto, possente e selvaggio, gridato
all'unisono, riducono gli astanti alla ragione.
Un'altra pagina felice nella storia del
cinema.